Netgear Nighthawk M3, connessione ovunque

Ho usato il Netgear Nighthawk M3 questa estate, per alcune settimane fuori casa, come connessione di lavoro principale. È un router mobile 5G con SIM, sbloccato, che si alimenta a batteria e crea una rete wifi autonoma. Il modello europeo è l’MH3150. Il listino è di 499,99 euro, ma sul mercato italiano si trova sotto i 460 e in alcuni casi intorno ai 400.
L’apparecchio misura 105 millimetri per lato e 21,5 di spessore, e pesa 256 grammi con la batteria inserita. Sul davanti c’è uno schermo a colori da 2,4 pollici, che non è touch: la navigazione avviene con il tasto di accensione, premuto brevemente o a lungo. È una soluzione poco comoda se si vuole cambiare qualche impostazione, meno rilevante nell’uso quotidiano, dove allo schermo si chiedono soprattutto il livello della batteria, la qualità del segnale e il numero di dispositivi collegati. Le impostazioni vere si gestiscono dall’interfaccia web o dall’app.
Il modem è il Qualcomm Snapdragon SDX62, lo stesso della serie M6. Netgear dichiara fino a 2,5 Gbps in download sul 5G sub-6 e fino a 3,6 Gbps aggregati sul lato wifi, che è Wi-Fi 6 e regge fino a 32 dispositivi collegati contemporaneamente. Sono valori di picco teorico e dipendono dalla rete dell’operatore, dalla distanza dalla cella e dalla banda disponibile. Nel mio uso, in zona coperta ma non ottimale, il download si è attestato tra i 150 e i 300 Mbps, con upload spesso sopra i 50. Sono numeri sufficienti per caricare file audio pesanti, lavorare su archivi remoti e fare videochiamate senza degrado.
Rispetto all’hotspot dello smartphone il vantaggio non sta nella velocità di picco ma nella stabilità nel tempo. Con quattro o cinque dispositivi collegati per intere giornate non ho registrato disconnessioni né rallentamenti progressivi, e il router non si surriscalda come fa un telefono usato in tethering prolungato.
Esiste anche una modalità pensata per l’uso fisso: togliendo la batteria e collegando l’alimentazione, la copertura wifi si estende fino a circa 90 metri quadrati. È la configurazione più sensata in una seconda casa o in un ufficio senza linea fissa. Sul retro ci sono due porte TS9 per antenne esterne, utili dove il segnale è debole, e una porta USB-C che serve per la ricarica e anche come collegamento dati cablato.
L’autonomia è il limite principale. La batteria è da 5.185 mAh e Netgear dichiara fino a 13 ore, valore ottenuto in condizioni di traffico minimo e con pochi dispositivi collegati. Nell’uso reale, con quattro dispositivi attivi e una giornata di lavoro piena, non ci si avvicina: la carica copre una mattinata e parte del pomeriggio, poi serve la presa. Il problema è gestibile, perché la ricarica avviene in USB-C e quindi basta una power bank, ma va messo in conto. La batteria è rimovibile, cosa ormai rara in questa categoria, e questo consente di tenerne una seconda di scorta.
Il giudizio dipende dall’uso. Per chi lavora da casa con la fibra e si sposta di rado, l’hotspot dello smartphone resta sufficiente. Per chi passa periodi lunghi fuori, ha una casa senza linea fissa, lavora in camper o vuole una connessione di riserva quando la fissa cade, il Nighthawk M3 fa quello che dichiara, con il limite dell’autonomia. Chi ha bisogno di velocità superiori può guardare all’M6 e all’M6 Pro, che arrivano a 4 Gbps e costano di più.