
Dopo un mese di utilizzo della Wilson Blade 98 V10 16×19, la sensazione dominante è una: affidabilità. È una racchetta che difficilmente sorprende, ma proprio per questo convince. Non regala nulla, non amplifica artificialmente la potenza, ma restituisce sempre una risposta prevedibile e coerente, indipendentemente dalla situazione di gioco.
La nuova generazione della Blade mantiene il DNA che ha reso celebre questa famiglia di racchette, ma introduce alcuni miglioramenti che si percepiscono soprattutto durante le partite vere. Il piatto da 98 pollici quadrati resta orientato al controllo, ma la V10 è più tollerante rispetto alle versioni precedenti: gli impatti decentrati vengono assorbiti meglio e la racchetta aiuta a mantenere profondità e stabilità anche quando il colpo non è perfetto. Diversi test indipendenti hanno evidenziato proprio questo aumento della tolleranza e della facilità di gioco rispetto alla V9.
Da fondo campo è probabilmente nel suo habitat naturale. La traiettoria è pulita, il controllo direzionale molto elevato e il pattern 16×19 offre una buona facilità nell’imprimere rotazioni senza arrivare agli estremi di una racchetta pensata esclusivamente per lo spin. Chi colpisce in modo coperto trova facilmente profondità; chi preferisce accelerare piatto apprezza soprattutto la precisione.
La sensazione all’impatto è morbida, piena, ma senza risultare eccessivamente ovattata. Il telaio trasmette bene ciò che accade sulla palla e permette di percepire con chiarezza il punto d’impatto. È una caratteristica che i giocatori intermedi e avanzati tendono a ricercare e che la Blade continua a offrire anche in questa evoluzione.
A rete la maneggevolezza è uno degli aspetti più riusciti. Il telaio si muove rapidamente e consente di reagire bene nelle volée ravvicinate. Lo swingweight contenuto contribuisce a rendere la racchetta veloce nei recuperi e nelle situazioni difensive.
Al servizio non è una racchetta che genera velocità gratuita. Occorre accelerare il braccio e costruire il colpo. In compenso offre ottimo controllo sulle traiettorie e una notevole precisione nelle prime piatte e nelle seconde lavorate. Anche dopo sessioni lunghe non affatica particolarmente il braccio, merito di una rigidità contenuta e di una risposta molto progressiva.
Dopo un mese di utilizzo, la definirei una delle migliori racchette oggi disponibili per chi cerca equilibrio tra controllo, sensibilità e facilità d’uso. Manca invece in potenza. È semplicemente una racchetta che fa esattamente quello che ci si aspetta da lei. E nel tennis, spesso, è la qualità più importante.