Rossignol Vezor Race Department, la suola Michelin tiene. Il resto chiede un piede abituato a correre forte

Rossignol è un marchio che associamo agli sci, e nel trail running è arrivata da poco. La Vezor è stata lanciata nel 2024, e ora la casa francese ne presenta l’evoluzione pensata per la gara: la Vezor Race Department, primo modello di una linea che il marchio vuole dedicare alla competizione. Fa parte della collezione primavera-estate 2027, costa 220 euro e l’ho usata per due settimane, alternando uscite brevi e veloci a qualche giro più lungo sui sentieri delle Prealpi lombarde, tra tratti rocciosi, fondo di foglie e un paio di giornate di pioggia.

Il punto su cui Rossignol insiste di più è la suola, sviluppata insieme a Soles by Michelin con la mescola che il gruppo chiama Formula. Il battistrada ha tasselli da 4,5 millimetri, zone pensate per deformarsi in appoggio e canali per far uscire il fango e i detriti. Sulla carta ogni elemento è disegnato per lavorare bene nelle tre fasi del passo: frenata, transizione e spinta. Su strada, cioè su sentiero, la suola è la parte più convincente della scarpa. Sulla roccia asciutta il grip è ottimo e dà la sicurezza di poter appoggiare il piede anche sui sassi inclinati senza pensarci troppo. Sul bagnato tiene bene, meglio di molte scarpe che ho usato negli ultimi anni, anche se sulle radici umide qualche scivolata l’ho fatta, come succede con quasi tutte. Nel fango i canali scaricano in modo discreto: la suola non si impasta, però i tasselli da 4,5 millimetri non sono pensati per il fango profondo, e lì si sente.

Sopra la suola c’è un’intersuola a doppio strato, con EVA compressa e una schiuma azotata chiamata N+FOAM, e in mezzo una piastra in nylon e fibra di vetro, la Diapazon+, che secondo Rossignol migliora ritorno di energia e stabilità. La piastra si avverte. In salita e sui tratti corribili la scarpa spinge, ha una risposta viva e invita ad aumentare il ritmo. In discesa tecnica, invece, la stessa rigidità toglie un po’ di sensibilità: sui sentieri più sconnessi ho dovuto concentrarmi di più per leggere il terreno sotto il piede. Chi viene da scarpe morbide e senza piastra avrà bisogno di qualche uscita per abituarsi.

L’ammortizzazione è media, adatta a una scarpa da gara. Sulle uscite fino a una ventina di chilometri le gambe sono arrivate in fondo senza problemi. Oltre, nelle discese lunghe, si inizia a sentire che la Vezor Race Department privilegia la reattività rispetto alla protezione. Per gare molto lunghe la sceglierei solo con una buona preparazione alle spalle.

La tomaia è in un tessuto a trama aperta rinforzato con filati Kevlar, ed è leggera e traspirante. Il piede resta asciutto anche nelle giornate più calde, e dopo la pioggia la scarpa si asciuga in fretta. La ghetta integrata alla caviglia fa il suo lavoro: tiene fuori sassolini e terra e blocca bene il tallone. I primi giorni l’ho trovata un po’ stretta da infilare, poi ci si fa l’abitudine. I lacci dentellati restano al loro posto e permettono di regolare la chiusura con precisione.

La calzata è il punto che divide di più. La scarpa è stretta, avvolgente, costruita per tenere il piede fermo a velocità alta. Per me ha funzionato, ma la punta è sottile e chi ha il piede largo potrebbe trovarla scomoda dopo qualche ora. Consiglio di provarla prima di comprarla. Dopo due settimane l’usura è minima, i tasselli sono integri e la tomaia non mostra segni di cedimento, anche se è presto per giudicare la durata.

Rossignol ricorda che la scarpa è già stata usata in gara dagli atleti del suo team nella stagione 2026, con la vittoria di Lucien Mermillon alla Verbier Marathon by UTMB. È un dato utile per capire a chi si rivolge il prodotto.

Il giudizio complessivo è buono. La suola Michelin vale buona parte del prezzo, la scarpa è reattiva, stabile sui terreni corribili e ben costruita. I limiti sono la calzata stretta, una sensibilità al terreno ridotta in discesa e un’ammortizzazione che sulle lunghe distanze mostra i suoi confini. A 220 euro si colloca nella fascia alta del mercato, accanto alle scarpe da gara dei marchi più affermati nel trail. Ha senso per chi corre su distanze brevi e medie, su terreni misti e tecnici, e cerca una scarpa da usare in gara o negli allenamenti veloci. Ha meno senso per chi ha il piede largo, per chi cerca molto comfort sulle lunghe distanze o per chi corre soprattutto nel fango.