Duotts C29, la prova: un bici elettrica molto cittadina

Duotts è uno dei marchi cinesi che negli ultimi anni hanno riempito i marketplace europei di biciclette elettriche a prezzi che i produttori tradizionali non riescono a toccare. La C29 è il suo modello più diffuso. L’ho usata per tutto il mese di settembre, tra strade urbane, ciclabili e sterrati leggeri, per un totale di circa 250 chilometri. Sul sito ufficiale costa 819 euro, spedizione compresa da un magazzino in Polonia, a fronte di un prezzo di listino di 1.149 euro che nei fatti resta sulla carta.
C’è una premessa da fare, perché la confusione la alimenta lo stesso produttore. Della C29 esistono due versioni. Quella internazionale monta un motore da 750 W e arriva a 52 km/h. Quella europea ha un motore da 250 W e si ferma a 25 km/h. In Italia può circolare legalmente come bicicletta a pedalata assistita solo la seconda. Una C29 sbloccata, per il Codice della strada, diventa un ciclomotore: servono targa, assicurazione e casco, e chi ne è sprovvisto rischia multa e sequestro. Lo stesso vale per l’acceleratore a mezza manopola incluso nella confezione. La normativa europea consente di muovere la bici senza pedalare solo come aiuto alla conduzione a mano, fino a 6 km/h. Oltre, la bici esce dalla categoria.


La bici arriva in gran parte assemblata. Vanno montati manubrio, ruota anteriore, pedali, faro e parafango, con gli attrezzi forniti nella scatola insieme a una pompa. A me è servita circa un’ora e mezza. Chi ha poca manualità farà bene a controllare subito l’allineamento delle pinze dei freni: diversi acquirenti segnalano dischi che strisciano appena tolta dalla scatola.
Il telaio è in alluminio e c’è una sola taglia, indicata per chi è alto tra 170 e 200 centimetri. Chi sta sotto quella soglia deve guardare altrove. Il peso dichiarato è di 25,5 kg, anche se la scheda geometrica sullo stesso sito riporta 26,5. In ogni caso è una bici pesante, e portarla su per una rampa di scale a mano è un esercizio che non si ripete volentieri.
Il motore è nel mozzo posteriore e Duotts dichiara 65 Nm di coppia, lo stesso valore per entrambe le versioni. L’assistenza si attiva tramite un sensore di velocità, non di coppia. In pratica il motore parte dopo mezzo giro di pedale ed eroga la potenza del livello scelto indipendentemente da quanto si spinge. Il risultato è una spinta decisa, a tratti brusca, soprattutto al primo livello, dove l’aiuto è già più marcato di quanto servirebbe in città. Chi viene da bici con sensore di coppia noterà la differenza. In salita la versione da 250 W fa il suo lavoro sulle pendenze normali. Su quelle ripide bisogna scalare marcia e contribuire, e i 30 gradi di pendenza superabili dichiarati dal produttore vanno presi con prudenza.


Il cambio è uno Shimano Tourney 3×7, la gamma d’ingresso del marchio giapponese. Funziona, anche se la tripla corona anteriore su una bici con motore è più una voce di scheda tecnica che un vantaggio reale. La forcella ammortizzata ha 100 mm di escursione, non è regolabile e si può bloccare. Assorbe bene buche, pavé e radici su sterrato battuto. Per un uso in montagna vero non basta, e del resto la C29 resta una front da città e campagna, più che una mountain bike.
Le ruote da 29 pollici con copertoni Chaoyang da 2,1 sono il punto più riuscito della guida. Danno stabilità, scorrono bene su asfalto e tengono sullo sterrato. I dischi dei freni sono da 160 mm davanti e dietro. Con la versione idraulica la frenata è modulabile e sufficiente, ma su una bici di questo peso con un ciclista adulto sopra un disco anteriore più grande sarebbe stato più adeguato.
La batteria è da 48 V e 15 Ah, cioè 720 Wh, si estrae con una chiave e si ricarica in 6-8 ore con il caricatore da 2 A in dotazione. Duotts dichiara fino a 90 km in pedalata assistita per un ciclista di 75 kg. Nel mio uso, in un percorso misto, ho percorso circa 65 chilometri con una carica. Le recensioni degli acquirenti oscillano molto su questo punto, con chi parla di metà dell’autonomia dichiarata tra salite e vento contro.
La dotazione è completa per il prezzo. Ci sono parafanghi integrali, un portapacchi in acciaio da 25 kg, un faro da 300 lux da accendere a mano, una presa USB per ricaricare il telefono e un display da 2,4 pollici leggibile anche al sole, collegabile via Bluetooth a un’app che registra percorsi. La protezione è IPX4: la pioggia leggera non è un problema, il getto d’acqua sì.
Resta il capitolo dell’assistenza, che per questo tipo di acquisto pesa quanto la scheda tecnica. La garanzia è di due anni e il reso è possibile entro 30 giorni, ma la spedizione di ritorno è a carico del cliente, e con un pacco da quasi 30 kg non è un dettaglio. Non esiste una rete di officine in Italia. I ricambi si ordinano dal sito e i prezzi sono ragionevoli, con il display a 30 euro e il motore a circa 300, ma la riparazione tocca al proprietario o a un meccanico disposto a lavorare su componenti senza marchio.
La Duotts C29 ha senso per chi cerca una bici elettrica robusta per spostamenti quotidiani, con qualche strada bianca nel mezzo, e non vuole spendere più di 900 euro. Chi sa fare da sé piccole regolazioni ne ricaverà molto. Ha meno senso per chi è sotto il metro e settanta, per chi deve caricarla su treni o scale, per chi vuole una pedalata naturale e per chi considera l’assistenza post vendita parte del prodotto. A chi pensa di sbloccarla per andare più veloce conviene ricordare che a quel punto sta guidando un ciclomotore senza documenti.